Disco

Disco

I’ve just forgotten thus ignored

that slow motion whiplash

that probes the vaults

that holds back crossing

that space

that sums up 

that confusion of 

that underwater movement of

that black mane swinging between a yes and a no

under the strobe light

In Attesa di Giudizio

In Attesa di Giudizio

Ordine nuovo

e ordine vecchio

dove stanno le frontiere

del fascismo?

ah, gli schieramenti, gli accecanti accerchiamenti!

ci olieremo di ricino battezzati nel furore demagogico?

infatti indeed perdirindirindina

chi siamo noi

plutarchie occidentali

o amanti dello stil novo?

e io che ne so?

è con me che parli o con lo specchio?

qual’ è la differenza

tra cercare se stessi

e andare verso l’altro

ti ho perso

illuso

nel furore del mondo

mi chiedo spesso sovente ultimamente

mentre inserisco l’indice esploratore nella cavità nasale

lo stesso che ieri sollazzava la mia dolce metà, ma con pulizia pregressa

se quel rumore di stantuffo contro le pareti umide

è il segno della baldanza dei miei lombi

ma ti perdi

l’eco cavernoso

se non porgi l’orecchio

al vello godurioso?

Stiamo a Vedere (omaggio a S Frosi, anche se non lo conosciamo  personalmente ma lo stimiamo molto)

Stiamo a Vedere (omaggio a S Frosi, anche se non lo conosciamo  personalmente ma lo stimiamo molto)

Sbedrelgo buldifinghio?

Appare gli andò e si frappa il bustrifoldio!

Ah se fosserebbe a bistecca, che tristecca! Tipo 2/3, a sentire il cipollino (teoria mai verrificcatta!!)

Adesso ora in questo stante preciso stiamo a vedere che vita, chi vota sto poemetto.

Mi ci gioco il prepuzio che ci puoi fare un anellino se pocopoco ciao pigliato qcosa, a lello.

Te lo dico co la mano alzata, ti ricadrà la colpa del pollice eretto su tutti i social media se fai di sì col dito mapperò inteso non hai un fallo.

Ossa

Ossa

Non ricordo esattamente da quanto tempo è che aspetto. Sono più o meno comodamente seduto sul divanetto rivestito in finta pelle, imbottito per offrire un supporto confortevole ai miei contrafforti difettosi. Nell’anticamera dell’osteopata attendo il sorriso cerimoniale, la maschera rituale dell’accoglienza, della rassicurante professionalità. Prefiguro la chiacchierata informale a scopo introduttivo della terapia, ed aborro lievemente preoccupato la manipolazione prematura e senza preavviso delle estremità prensili e non, dei teneri legamenti, delle strutture nascoste, bianche e solide ma intimamente fragili, fasciate di muscoli troppo cedevoli, come un esperimento che dimostri la frattura tramite la pressione in punti insospettabili che confermano la debolezza intrinseca dell’insieme, la negazione di una forza troppo a lungo data per scontata. Immagino una platea che osserva con anticipazione la disfatta delle trabecole, lo sgretolamento prevedibile, il gioco di prestigio che alla fine ricompone la geometria dello scheletro come un arpeggio veloce. Applausi alla terapia complementare, appena tollerata dalla dottrina ufficiale. Giusto il tempo di ricordare la musica che è già passata e soltanto la memoria del ritmo resta sospesa nell’aria. È l’allineamento della spina dorsale con la verticale della gravità, essere alla mercé di un burattinaio che come un incantesimo fa risuonare le corde del corpo con le mute cavità della terra che calpestiamo. L’aspirazione è la cassa toracica come una chitarra, gli arti come aste di metronomi accompagnando l’andatura. Sono accordato, raccordato con l’asse del mondo. Tutto questo accade nell’anticamera, alla soglia di quello che non accade ancora. Meraviglia delle meraviglie già mi sento meglio. Risparmio la fattura dell’osteopata, il marchio della guarigione. Rimando la terapia. Saluto e mi congedo, scegliendo di strisciare zoppicando mentre inciampo scansando ostacoli ed avanzando, arreso ai relitti che mi galleggiano incontro, gli imprevisti attraversamenti, le traiettorie di collisione. Scelgo il rotolamento, la vocazione del mercurio che sfugge dal termometro in frantumi, le storie di piombo fuso in mostruosi coaguli subacquei. Me ne vado per i fatti miei, storto e peregrino. Addio e arrivederci, chissà. Diserto l’anticamera dell’ osteopata. Che il cammino tortuoso mi raddrizzi la schiena, e così sia.